Voler rischiare
Ottobre 17, 2008
Ieri discutendo con uno dei miei colleghi sul mercato dell’adv digitale facevamo una riflessione sullo scenario dal lato delle aziende investitrici. Il tutto è nato ripercorrendo quella che è stata una nostra attività di comunicazione relativamente recente realizzata per conto di un Cliente del settore Luxury (in parte il post odierno si puo’ ricollegare al mio ultimo su Fashion e media digitali).
Per il Cliente in questione avevamo realizzato una comunicazione che rispettasse le linee guida del brief che ci era stato comunicato. Bisogna premettere che le idee che si propongono ai Clienti sono quanto piu’ brillanti quanto piu’ i brief siano chiari e bisogna ammettere che quello che ci fu consegnato fu un brief stringato ma molto preciso: obiettivi target stili e modalità di comunicazione tempistica e…budget. Un brief da 10 e lode.
Come conseguenza furono presentate dal nostro direttore creativo (che devo ammettere si espresse ad alti livelli) 5 idee alcune delle quali veramente toste e molto all’avanguardia (una in particolare era un mix on/off line con forte impronta di teaser e guerrilla marketing). Particolarmente brillanti furono le idee in quanto l’oggetto della comunicazione non era in totale sintonia con l’online…quasi un ossimoro si potrebbe dire.
Il Cliente opto’ per la piu’ sicura. Senza scendere nei particolari diciamo che essendo la prima volta che si cimentavano almeno in Italia sull’online diede precedenza ad una idea creativa e quindi ad una struttura di comunicazione che era già stata adottata in passato per altri Clienti da parte dell’agenzia.
Il risultato finale fu assolutamente positivo in termini di risultati. Alcuni dei quali eccedettero le aspettative in quanto venne stimolato anche un effetto virale a sostegno dell’iniziativa (vabbè era un concorso tanto per rimanere sui generis).
Tornando all’immediato ci si domandava il perchè a seguito dei risultati non si sia data continuità all’utilizzo di Internet in maniera strategica, continuando almeno nelle ultime attività di comunicazione dare precedenza a mezzi che francamente in relazione al target a cui ci si dovrebbe rivolgere non mi sembrano essere propriamente i piu’ idonei…le pensiline dell’atm francamente mi sembrano piu’ in linea con altri tipi di servizi/prodotti che a quelli di alta gamma o per lo meno non escludiamo l’esterna ma affianchiamola ad altri canali (senza dover tirare in ballo analisi sociodemografiche sull’utenza dell’atm e delle pensiline delle fermate).
La mia idea è che spesso si ha paura e timore dei nuovi media specialmente se l’implementazione di una attività su Internet presupponga tutta una serie di competenze e criticità che facilmente possono mandare in fumo il progetto. Ma dal momento che i risultati si sono avuti mi sarei aspettato che a fianco dei media e canali tradizionali anche l’online avrebbe avuto il suo spazio. In questo caso il rischio da primo impatto era già stato superato dal test iniziale indi per cui tendo a pensare che spesso si scelga di proseguire sui tracciati conosciuti anche perchè probabilmente sono quelli che danno meno “sbattimenti” soprattutto una volta che la campagna è partita.
Troppo in anticipo
Ottobre 14, 2008
Il mio post odierno è ispirato ad un evento verificatosi di recente e cha riguarda un mio vecchio prospect. A dire il vero cio’ che brevemente descrivero’ potrebbe non deporre a mio favore come tempismo sul new business ma del resto anche i migliori ognitanto sbagliano
.
Un importante brand del settore fashion&accessori ha ideato una attività di comunicazione con una forte implicazione cosidetta di web 2.0 (social-network maketing, brand engagement, UGC e via discorrendo tanto per non abusare troppo di termini che oggi sono un po’ sulla bocca di tutti e ripetuti come un mantra). Non voglio svelare in questo blog chi è questo brand, ma ci potete arrivare con facilità.
Come detto questo prospect fu visitato un bel po’ di tempo addietro (due anni e mezzo o forse piu’) e con grande entusisamo da parte nostra (era la prima volta che avevamo l’opportunità di incontrare un prospect nel settore fashion) fummo prodighi nel presentare la nostra esperienza nel settore dei nuovi media presentando case study che per stile e obiettivi erano (e sono tutt’ora) estremamente in target ed in linea con i cosidetti codici comunicativi/valori di riferimento propri dell’azienda nelle loro attività di comunicazione verso i suoi consumatori.
Ma come detto forse i tempi non erano ancora maturi e la potenza dei social network era ancora al di là da venire almeno in Italia (così come il web 2.0 ed il viral…a proposito da questo link se vi va potete scaricarvi una attività di viral puro della “prima ora”: case study viral marketing .Vi consiglio tasto dx e scarica ed in un paio di minuti ve la leggete con calma). E’ una situazione che si puo’ verificare frequentemente quella di essere in anticipo sui tempi. In questo caso ancor di piu’ conoscendo la particolare situazione del settore di riferimento (fashion) riguardo ai nuovi media. La cosa pero’ non puo’ che far piacere perchè l’importante è che il settore del fashion si muova sul digitale e consideri questo canale proprio per le sue caratteristiche intrinseche.
In quanto a me cerchero’ di non essere troppo dispersivo e stare come si dice “sul collo” ai potenziali Clienti ma il lavoro è tanto ed inevitabilmente qualchecosa si perde per strada
Rimediero’
Mi presento
Luglio 23, 2008
Ciao a tutti
Sono Felix ma il mio nome completo è Felice. Ho deciso di aprire questo blog un po’ per curiosità e un po’ per capire come funziona. Gli argomenti? Bè quelli vorrei sceglierli di volta in volta…lavoro? Società? Sport….mah vediamo cosa mi ispira di piu’